domenica 25.06.2017
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Studio longitudinale emiliano

Gli Studi Longitudinali "metropolitani" sono strumenti di osservazione particolarmente utili in epidemiologia sociale, vale a dire nel monitoraggio dello stato di salute (o malattia: morbosità e mortalità) in relazione alle condizioni socio-economiche.

Gli Studi Longitudinali metropolitani" sono strumenti di osservazione particolarmente utili in epidemiologia sociale, vale a dire nel monitoraggio dello stato di salute (o malattia: morbosità e mortalità) in relazione alle condizioni socio-economiche. Il disegno dello studio è basato su coorti seguite nel tempo, composte dai soggetti residenti e presenti al censimento generale della popolazione o successivamente inscritti in comuni con un’ampia popolazione , al fine di garantire la migliore acquisizione delle variabili d'interesse (in particolare quelle sulla condizione socio-economica) e la maggior consistenza statistica dei risultati.Tramite un collegamento tra archivi di dati amministrativi (censimento, anagrafe comunale, registro di mortalità, archivio delle schede di dimissione ospedaliera, etc.), si prefigge di studiare l'occorrenza nel tempo di esiti sanitari a fini di "monitoraggio delle differenze socio-economiche nella mortalità e morbosità". Tale obiettivo è difficilmente perseguibile tramite i dati correntemente registrati e analizzati in sanità; il censimento delle popolazioni, le anagrafi comunali o sanitarie costituiscono fonti e snodi irrinunciabili (http://www.sis-statistica.it/magazine/spip.php?article198&var_recherche=caranci).

In Europa gli Studi Longitudinali sono attivi in molteplici città inglesi e scandinave. Nel nostro Paese si annoverano alcuni studi. Il più "storico" è quello della città di Torino, che parte dal censimento 1971. E' seguito lo studio Toscano (dal 1981, su Firenze, Livorno e Prato) e quello di Reggio Emilia (sul censimento 1991; http://www.epicentro.iss.it/territorio/CondizioniocioeconomicheMortalità_ReggioEmilia.pdf).

Gli Studi italiani oggi attivi sono definiti e riconosciuti dal Sistema Statistico italiano tramite una schede del Programma Statistico Nazionale (PSN). Per dar seguito allo studio di Reggio Emilia e per attivarne in parallelo nei comuni di Bologna e Modena, è stata introdotta una nuova scheda del PSN, con il relativo avvio dello studio che coinvolge le tre città emiliane dal 2013 (e a partire dal PSN 2012-2013; si veda scheda EMR 19 .

Lo studio longitudinale emiliano consiste nel “costruire un sistema di sorveglianza di eventi sanitari in rapporto a fattori socio-economici. Si seguono le coorti dei residenti nei comuni di interesse, studiando gli esiti di salute in relazione a caratteristiche socio demografiche, tratte dal censimento, dall’anagrafe comunale o dagli archivi sanitari. L’obiettivo specifico è: “individuare e valutare, tramite misure epidemiologiche, eventuali differenze di salute tra gruppi di popolazione con diversa posizione sociale ed economica. Fornire indicazioni per programmare idonei interventi volti a rimuovere condizioni sfavorevoli di vita e a tutelare i gruppi svantaggiati.”. Inoltre gli studi longitudinali permettono di acquisite informazioni analitiche, utili anche per confronti nel tempo e con le altre realtà europee, com’è stato possibile con lo Studio torinese [1, 2].

Con questo intento, si è costituita una rete di Studi Longitudinali Metropolitani italiana. Il sistema multi-città di Studi Longitudinali sulle differenze socio-economiche nella mortalità e morbosità, è esplicitato in un’altra scheda dell’aggiornamento PSN 2012-2013, ancora con titolarità delle Regione Emilia-Romagna ( http://assr.regione.emilia-romagna.it/it/aree_attivita/valutazione-assistenza/uso-servizi/salute-comunita/immigrati/la-rete-degli-studi-longitudinali-metropolitani-per-la-valutazione-dei-profili-di-assistenza-alla-popolazione-immigrata-progetto-inmp; si veda scheda EMR 18 http://www.sistan.it/index.php?id=121). Si prefigge la “messa in rete delle metodologie e dei risultati scientifici degli studi per il monitoraggio delle disuguaglianze sociali di salute e della loro eterogeneità territoriale”. Nella prima fase  del lavoro comprende gli studi storici (Torino e Firenze), gli studi recenti (emiliano, Roma, Venezia), e quelli in via di attivazione (Sicilia, con Palermo, Catania e Siracusa, e Puglia, con Bari, Brindisi e Taranto).

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Pubblicato il 24/11/2011 — ultima modifica 05/03/2015
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