lunedì 20.11.2017
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Lavoro

Gli indicatori del mercato del lavoro permettono di misurare fenomeni importanti come lo stato occupazionale della popolazione attiva di un paese e, dunque, la partecipazione alla produzione di reddito.
Da queste misure si possono trarre indicazioni sulle tendenze di crescita economica delle differenti aree dell'Ue, strumenti necessari per predisporre corrette politiche di intervento.
Questi indicatori si rivelano decisivi soprattutto in momenti, come quello attuale, in cui l'occupazione sta uscendo dagli effetti negativi della crisi economica, che ha limitato le possibilità di realizzazione e scelta degli individui per un lungo periodo.
Prima della crisi, iniziata nel 2008, il mercato del lavoro regionale era caratterizzato da una situazione estremamente positiva, con tassi di occupazione elevati, sia per gli uomini sia per le donne, e livelli di disoccupazione molto bassi.
Il lungo periodo di sofferenza economica ha tuttavia inciso sull'occupazione regionale determinando una contrazione molto forte per tutti gli indicatori. L'Emilia-Romagna, comunque, partendo da standard elevati, si è mantenuta fra le regioni europee caratterizzate dalle migliori performance occupazionali.
Dal 2008 al 2013 è diminuito il tasso di occupazione della popolazione 20-64 anni, monitorato dalla strategia Europa 2020, e sono cresciuti, conseguentemente, il tasso di disoccupazione e di disoccupazione di lunga durata.
Dal 2014 si rilevano segnali di ripresa, che coinvolgono tutti gli indicatori del mercato del lavoro: cresce il tasso di occupazione (da 70,6% nel 2013 a 73% nel 2016) sia per gli uomini sia per le donne, diminuisce il tasso di disoccupazione (da 8,4% nel 2013 a 6,9% nel 2016) e anche il tasso di disoccupazione di lunga durata (da 4,1% nel 2014 a 3,4% nel 2016).
Di questa lunga crisi hanno risentito fortemente i giovani, ma anche per loro si registrano segnali positivi. La disoccupazione giovanile è passata dal 34,9% nel 2014 al 22% nel 2016 e i NEET dal 23,8% nel 2014 al 16% nel 2016.
La struttura occupazionale settoriale dell'Emilia-Romagna, sostanzialmente identica a quella del Nord-est, mostra, rispetto al resto d’Europa, una più alta vocazione industriale e, conseguentemente, una minore incidenza dei servizi.
Rispetto ai livelli pre-crisi,  il numero di occupati segna una contrazione da ascrivere all'agricoltura, all'industria in senso stretto, al settore delle costruzioni e al commercio, alberghi e ristoranti; aumentano invece gli occupati nelle altre attività dei servizi.

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