mercoledì 22.11.2017
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Le nascite calano ancora, anche per la popolazione straniera

Indicatori Istat 2014 relativi all'Emilia-Romagna

Sulla base dell’analisi delle serie parziali di dati, trasmessi a livello micro e macro aggregato dai Comuni all’Istat, relativi al movimento della popolazione residente (nascite, decessi, trasferimenti di residenza), l’ISTAT diffonde le stime dei principali indicatori demografici.

Nascite: dati nazionali al minimo storico

Per l’anno 2014 si stima un ulteriore calo delle nascite, sia in Emilia-Romagna, sia nella media italiana, dove si presume si toccherà il valore minimo dall’Unità d’Italia a oggi.

La diminuzione del numero di nati è dovuta ad una combinazione di fattori sia strutturali sia congiunturali; da un lato diminuisce ed invecchia la popolazione femminile in età feconda, particolarmente quella italiana, dall’altra si osservano lievi variazioni negative per il tasso di fecondità totale, più marcate se si considera la fecondità per cittadinanza.
Anche il numero di nati da donne straniere infatti è in diminuzione, dopo il picco del 2012, per una effettiva contrazione della fecondità che potrebbe portare il numero medio di figli per donna delle cittadine straniere residenti in Italia per la prima volta (da quando l’indicatore è monitorato) sotto la soglia di due figli per donna.

La combinazione tra le due sottopopolazioni e i diversi effetti strutturali e congiunturali porterebbe in Emilia-Romagna alla stabilità del tasso di fecondità totale rispetto al 2013 sul valore di 1,45 figli per donna.

Aspettativa di vita: si riduce il gap tra femmine e maschi

Non si arresta il lento e continuo aumento dell’aspettativa di vita alla nascita stimata nel 2014 in 80,9 anni per i maschi e 85,4 per le femmine, con una variazione positiva di circa 2,4 anni per i primi e 1,4 anni per le seconde nel corso degli ultimi dieci anni.

Gli incrementi sono soprattutto dovuti alla riduzione della mortalità nelle età senili.

Per entrambi i sessi, infatti,  più della metà del guadagno si concentra sull’aspettativa di vita  a 65 anni, aumentata di 1,4 anni (sui 2,4 complessivi) per gli uomini e di 0,9 anni (su 1,4 totali) per le donne.

Anche nel 2014 continua il percorso di riduzione del differenziale di genere nella sopravvivenza con i maschi che hanno recuperato un anno sulle donne nel corso dell’ultimo decennio: se nel 2004 il vantaggio delle donne sugli uomini si attestava a 5,5 anni, nel 2014 è sceso a 4,5 anni.

Si riduce invece a ritmi molto più lenti il gap di sopravvivenza alle età senili,  nel 2004 le donne avevano una sopravvivenza attesa a 65 anni di circa 3,9 anni in più rispetto agli uomini mentre oggi la differenza è scesa a 3,4 anni.

Per effetto di queste dinamiche il tasso di crescita naturale atteso nel 2014 è pari a -2,3 per mille.

Le dinamiche migratorie rallentano

Il tasso migratorio con l’estero è stimato al 3,3 per mille, superiore alla media italiana di 1,9 per mille, ma comunque in contrazione rispetto al recente passato, anche quando si ‘ripulisca’ la serie storica dagli eventi perturbatori quali sanatorie e censimento.

Costantemente in calo dalla metà degli anni 2000 anche il saldo migratorio interno, stimato in 1,6 per mille a fronte del 4,4 per mille registrato nel 2004.

Considerando anche l’effetto della conclusione delle revisioni post-censuarie, che porta ad un saldo negativo, la combinazione di dinamica migratoria e naturale nel corso del 2014 avrebbe determinato una crescita totale di circa 1,3 individui ogni mille presenti a inizio anno.

Rallenta anche la crescita della popolazione giovanile

La popolazione residente in Emilia-Romagna ad inizio 2015 mostra un lieve incremento degli indici di struttura, con aumenti attesi sia per l’indice di dipendenza strutturale (da 58,0 al 1° gennaio 2014 a 58,6 al 1° gennaio 2015), dovuto principalmente all’aumento dell’indice di dipendenza degli anziani (da 36,7 a 37,1), sia del peso della popolazione anziana rispetto a quella giovanile, dovuta essenzialmente al rallentamento della crescita di quest’ultimo segmento di popolazione.
L’indice di vecchiaia è quindi atteso a circa 173 anziani ogni 100 bambini con meno di 15 anni a fronte dei 171 del 2014 e dei poco meno di 170 del periodo 2011-2012, l’ultimo in cui questo indicatore ha dato seguito al trend decrescente che si osservava da oltre 15 anni.

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Pubblicato il 12/01/2015 — ultima modifica 01/12/2015
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