Anche in Emilia-Romagna nascono meno bambini

Rilevazione Istat degli iscritti in anagrafe per nascita nel 2017. Aggiornata la sezione dati del portale dedicata alla rilevazione degli iscritti in anagrafe per nascita: i dati 2017 confermano il trend di diminuzione iniziato nel 2009.

Nel corso del 2017 sono stati iscritti in una anagrafe dell’Emilia-Romagna 33.011 nuovi nati, 1.567 in meno (-4,6%) rispetto ai 34.578 nati del 2016, confermando quindi la tendenza alla diminuzione della natalità in corso ormai dal 2009.
Il 2009 è l’ultimo anno nel quale si è registrata una variazione positiva dei nati rispetto all'anno precedente: rispetto al 2010 nel 2017 in Emilia-Romagna ci sono state oltre 9mila nascite in meno.

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La riduzione è dovuta soprattutto ad effetti strutturali cioè alla diminuzione delle potenziali madri: la popolazione femminile residente al primo gennaio in Emilia-Romagna nella fascia 15-49 anni (convenzionalmente i limiti delle età feconde) è diminuita di oltre 63mila unità tra 2010 e 2018 (di cui circa -10.000 tra il 2018 e il 2017).

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Ciò è dovuto alla combinazione di due fattori: da un lato escono dal contingente delle donne in età feconda le generazioni più numerose (baby boom anni ‘60) e dall’altro diminuisce il contributo delle donne straniere.
La diminuzione è inoltre concentrata nelle classi dove i tassi di fecondità sono più elevati: dal 1.1.2010 al 1.1.2018 si contano quasi 74mila donne residenti in meno nella classe 30-39 anni, quasi 9mila in meno le 25-29enni.

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La diminuzione dei nati nel corso del 2017 è dovuta anche ad una leggera flessione della fecondità specifica nelle classi di età più giovani. Dai 15 ai 30 anni i tassi specifici di fecondità tornano a livelli analoghi a quelli del 2000, quando era ancora sostanzialmente assente il contributo delle donne straniere - che tendono ad avere figli in età più giovani - ben visibile invece nel 2010. Si nota anche che il livello di fecondità dai 30 anni e oltre nel 2017 è invariato rispetto al 2010. In sintesi, nonostante il numero medio di figli per donna nel 2017 (1,35) sia maggiore rispetto al 2000 (1,2), la presenza di un minor numero di donne in età feconda ha fatto sì che il numero di nati nel 2017 sia stato inferiore di circa 1.000 unità rispetto al 2000.

L’analisi della variazione della fecondità negli ultimi 10 anni permette di evidenziare ulteriori dinamiche. Nel 2007 il numero medio di figli per donna era complessivamente 1,43 (1,22 per le donne italiane e 2,55 per le straniere), nel 2017 il numero medio di figli per donna scende a 1,35 sul totale delle donne (1,17 per le italiane e 2,11 per le straniere).

 I tassi specifici di fecondità per età mostrano la diminuzione della fecondità nelle età più giovani soprattutto per le donne straniere che continuano a mostrare una propensione ad anticipare la nascita del primo figlio rispetto alle donne italiane; sostanzialmente queste ultime hanno il primo figlio nelle classi di età in cui le straniere tendono ad avere il secondo figlio e oltre. Infatti, pur in un contesto di aumento nell’ultimo decennio di circa un anno dell’età media al parto per tutta la popolazione femminile, il differenziale persiste e nel 2017 l’età media al parto delle donne italiane è stata di 32,8 anni contro i 29,1 anni delle straniere.

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Si conferma la tendenza a posticipare le nascite ad età sempre più elevate: nel 2017 più del 9% delle nascite è avvenuto da madri di 40 anni o più, quota raddoppiata nel corso dell’ultimo decennio.

A guidare la diminuzione dei nati sono soprattutto le coppie italiane, dove l’effetto strutturale si concentra maggiormente: i nati con entrambi i genitori italiani (21.543) sono stati ben 1.330 in meno (-5,8%) rispetto al 2016, cumulando di fatto quasi l’85% della diminuzione. Una diminuzione percentualmente minore, -3,9%, si osserva per il numero di nati stranieri cioè con entrambi i genitori stranieri: 8.030 nel 2017 contro 8.357 nel 2016.
Al contrario, i nati da un genitore italiano e un genitore straniero, che acquisiscono la cittadinanza italiana alla nascita, fanno registrare una variazione positiva passando da 3.348 nel 2016 a 3.438 nel 2017 (+2,7%).
La combinazione di queste differenti dinamiche fa salire a 34,7% (più di uno su tre) la quota di nati con almeno un genitore straniero sul totale dei nati.
È il valore più elevato tra le regioni italiane dove in seconda posizione si trova la Lombardia con il 30,8%.
La maggior parte delle nascite continua a realizzarsi all’interno del matrimonio, ma questa relazione è sempre meno valida e la quota di nati fuori dal matrimonio è in continua crescita. Nel 2017 il 35,6% delle nascite è avvenuta fuori dal matrimonio, otto punti percentuali in più rispetto al 2007.

La dinamica provinciale 

Con livelli diversi, le dinamiche provinciali rispecchiano quanto osservato per il livello regionale.
In tutte le province il numero di nati nel 2017 è stato inferiore a quanto osservato nel 2016; le intensità maggiori in termini percentuali si rilevano per i territori di Piacenza (-5,7%; 124 nati in meno rispetto al 2016) e Forlì-Cesena (-5,8%; 178 nati in meno). Al lato opposto si collocano le province di Ferrara (-2,1%; 43 nati in meno) e Ravenna (-3,3%; 92 nati in meno), con diminuzioni inferiori alla media regionale.
La diminuzione dei nati con entrambi i genitori italiani è particolarmente marcata nelle province di Piacenza (-119; -9,1%), Parma (-172; -7,2%), Reggio Emilia (-204; -6,7%) e Forlì-Cesena (-143; -6,7%). Risulta al contrario contenuta nelle province di Rimini (-36; -2%) e Ravenna (-63; -3,5%). La quota di nati con almeno un genitore straniero è massima nella provincia di Piacenza (41,9%) seguita da Modena (37,6%), Parma (36,6%) e Ravenna (35,7%).
La provincia di Ferrara fa registrare la maggior presenza di nati fuori dal matrimonio (43,8%), mentre la percentuale minore si riscontra tra i nati nella provincia di Piacenza (26,8%).

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pubblicato il 2019/03/10 12:10:00 GMT+2 ultima modifica 2019-03-12T13:52:21+02:00

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