lunedì 20.11.2017
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Scenari demografici

Gli emiliano-romagnoli del futuro

L’Ufficio di statistica rende disponibili i dati delle proiezioni demografiche per i prossimi venti anni.

La costruzione di scenari prospettici è senza dubbio fonte d'incertezza, ma è un esercizio demografico di fondamentale importanza per la riflessione sullo sviluppo sociale ed economico dei territori.

I dati sono disponibili fino a livello di distretto sanitario per tutti gli scenari sviluppati e sono interrogabili dinamicamente sulla base di quattro differenti analisi .

Quanti residenti avrà l’Emilia-Romagna nel 2035?

Probabilmente più o meno come adesso, circa 4,5 milioni, ma cambieranno in modo significativo i rapporti tra le generazioni.
La sostanziale stabilità della popolazione si raggiungerebbe infatti per effetto dell’aumento degli anziani e della diminuzione dei giovani.

I giovani

Il calo della natalità, in corso dal 2010, atteso anche per il futuro, e la riduzione dei flussi in ingresso, potrebbero determinare una diminuzione nella classe di età 0-14 anni, dopo più di un decennio di aumenti. 

In quattro lustri gli under 15 potrebbero diminuire di oltre 60mila unità.

La popolazione in età lavorativa

Le classi di età lavorativeseguiranno un andamento altalenante, che dipende fondamentalmente dal passato: i cinquantenni di adesso sono nati durante il baby boom e, dopo di loro, le generazioni sono state sempre più ridotte.
La popolazione nella classe di età 15-39 anni è costantemente diminuita nell’ultimo decennio, in particolare nella componente più adulta, tra i 30 e i 39 anni, che è attesa ancora in forte calo fino al 2025.
Sulla consistenza numerica di questa fascia di popolazione pesa la denatalità che ha caratterizzato il nostro paese negli anni ottanta.
Con il naturale scorrere della popolazione sulla scala delle età, le generazioni poco numerose dei 15-39enni andranno a sostituire gli attuali 40-64enni, generazioni molto più consistenti e finora costantemente in aumento, determinandone una diminuzione, attesa a partire all’incirca dal 2025. 

Gli anziani

L’unico segmento sul quale non ci si aspettano inversioni di tendenza è la popolazione anziana che, attesa costantemente in crescita, potrebbe rappresentare da qui a 20 anni quasi il 30% della popolazione complessiva.

Nel 2035 la popolazione con più di 65 anni , oltre 1 milione e 200 mila individui, rappresenterebbe il 28,4% del totale.

Lo squilibrio demografico 

In estrema sintesi le proiezioni ci dicono che le generazioni anziane non vengono sostituite da quelle giovani e che l’effetto dei comportamenti demografici del passato incide profondamente su quanto ci dobbiamo aspettare nel futuro.
Solo ipotizzando livelli di immigrazione simili a quelli registrati nel boom dei primi anni duemila la consistenza delle giovani generazioni potrebbe lentamente tornare ad aumentare  portandosi dietro un effetto secondario non trascurabile, far aumentare le nascite.

Le ipotesi alternative formulate come varianti dello scenario di riferimento mostrano come, a meno di riuscire a portare la fecondità a livelli decisamente elevati per la nostra storia demografica (sfiorare i due figli per donna), solo l’immigrazione, tanto da altre regioni quanto dall'estero,  sarebbe in grado di determinare una aumento della natalità. Da un lato le giovani donne immigrate riducono la diminuzione delle donne in età feconda e dall’altro tendono ad avere una maggiore fecondità.

Gli scenari demografici pongono quindi molti interrogativi sull’organizzazione dei territori nel futuro e sulla possibilità da parte di una popolazione adulta e produttiva in diminuzione di sostenere lo sviluppo.  

Da questo punto di vista l’indicazione degli scenari sviluppati è che il nocciolo su cui riflettere non è tanto essere qualche migliaio in più in meno, quanto lo squilibrio generazionale (che esiste già e si accentuerà in futuro) che interagisce con gli squilibri sociali e territoriali.

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Pubblicato il 15/07/2016 — ultima modifica 23/06/2017
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