mercoledì 22.11.2017
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Popolazione


Gli indicatori demografici misurano l'evoluzione e la struttura della popolazione.
In ottica comparativa, nell’ambito Popolazione emerge per tutti gli indicatori uno squilibrio a favore delle classi più anziane.
L’incidenza contenuta della popolazione in età giovanile e il peso elevato della componente anziana determinano una struttura della popolazione regionale più invecchiata rispetto a quella della maggior parte delle altre regioni italiane ed europee, come dimostrano i valori assunti dagli indici di vecchiaia, di dipendenza, di struttura della popolazione attiva.
Dopo più di un decennio di miglioramenti nel rapporto tra anziani e giovani, dal 2013 si assiste ad una battuta d’arresto dovuta essenzialmente allo squilibrio numerico tra le generazioni che si avvicendano nelle varie classi di età: la popolazione con più di 65 anni cresce molto più di quella con meno di 15 anni.
Questa dinamica si accompagna anche a un costante assottigliamento della popolazione in età lavorativa (15-64 anni), determinando così un peggioramento del grado di dipendenza economico-sociale tra le generazioni.
La popolazione complessiva residente in Emilia-Romagna nel 2016, per la prima volta dal 2001, subisce una leggera flessione: il tasso di crescita fa segnare un -0,5 per mille, per effetto di una contrazione recente della dinamica migratoria (che è passata dal 14,2 per mille del 2008 al 3 per mille del 2015) e un saldo negativo dell’elemento naturale ormai assodato (ossia il numero dei morti supera quello dei nati).
Dopo oltre venti anni di lenta ma costante crescita, dal 2010 si è registrato un calo delle nascite che ha riguardato sia gli italiani sia gli stranieri.
Per la componente italiana, il calo è attribuibile quasi esclusivamente alla struttura per età della popolazione femminile: ogni anno escono dal novero delle donne in età feconda le generazioni nate negli anni ’60 ed entrano quelle, molto meno numerose, nate nei decenni successivi.
I nati stranieri, invece, la riduzione delle nascite è dovuta a un effettivo calo del numero medio di figli per donna.

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