Gli indicatori del mercato del lavoro permettono di misurare fenomeni importanti, come lo stato occupazionale della popolazione attiva di un Paese e, dunque, la partecipazione alla produzione di reddito. Da queste misure si possono trarre indicazioni sulle tendenze di crescita economica delle differenti aree dell'UE, strumenti necessari per predisporre corrette politiche di intervento.

Sul fronte occupazionale, gli indicatori mostrano come la pandemia in Emilia-Romagna ha avuto sì un impatto, ma contenuto, e si è presto ritornati sui trend positivi che vanno avanti dall'ultima crisi del 2013.

Al 2025, il tasso di disoccupazione è al 4,1%, meglio che in gran parte d'Italia ed in linea con regioni storicamente a bassa disoccupazione come quelle tedesche e fiamminghe. Se da una parte è positivo che la disoccupazione di lunga durata sia al 1,4%, quella giovanile nell'ultimo anno è cresciuta dal 12,3% al 17,4%, allontanandosi dalle aree più virtuose.

Il 2025 si è chiuso con una situazione positiva, sia per l'Emilia-Romagna che per le altre regioni europee caratterizzate dalle migliori performance occupazionali. Dal 2014 in avanti, infatti, la ripresa si è consolidata con tassi di occupazione quasi sempre in crescita, sia per gli uomini sia per le donne, considerando l'intera fascia d'età misurata da Eurostat (20-64 anni) così come solo la popolazione dei 55-64enni.

Il ricorso al part-time, strumento di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro diffuso soprattutto nei Paesi del Nord Europa, è in flessione dal 2019, anno in cui ha raggiunto il suo picco. Questo fenomeno si rileva sia a livello di media europea che in Emilia-Romagna, dove ha raggiunto una quota del 15% come nel 2011.

Un calo favorevole è quello dei giovani NEET, ovvero quei giovani non più inseriti in un percorso scolastico/formativo, ma neppure impegnati in un'attività lavorativa. Questa condizione, che è più frequente nelle donne piuttosto che tra gli uomini, è uno dei principali elementi di debolezza del mercato del lavoro italiano. Qui la spaccatura è molto netta: se il Mezzogiorno presenta valori superiori anche al 20% come paesi sud-orientali del continente, l'Emilia-Romagna ha una percentuale inferiore anche a paesi come Germania, Francia o Danimarca.

La struttura occupazionale settoriale dell'Emilia-Romagna, simile a quella del Nord-est, mostra, rispetto al resto d'Europa, una più alta vocazione industriale e, conseguentemente, una minore incidenza dei servizi.

Per approfondire

NB

Dal 3 marzo 2020 Eurostat ha inserito nei propri dataset un nuovo codice EU27_2020, a sostituzione dei codici EU27 e EU28. Il nuovo aggregato recepisce il processo Brexit, dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. I 27 Paesi dell'Unione sono ora: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria. Il Factbook sotto l'etichetta MEDIA UE DAL 2020  propone il nuovo aggregato post-Brexit.

Data di aggiornamento: ottobre 2026