Analisi - Vivere una vita sana
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La capacità di vivere una vita sana include la capacità di godere di una buona salute, di non morire prematuramente e poter vivere una vita di media durata, di essere adeguatamente nutriti, di avere accesso ai servizi sanitari, di assumere stili di vita adeguati alla tutela di tali capacità; tali ambiti sono altamente influenzati dai mezzi e dalle risorse sia personali sia comunitari che la persona ha disposizione.
Un indicatore sintetico che rispecchia lo stato sociale, sanitario e ambientale in cui vive una popolazione è la speranza di vita alla nascita. Si tratta di un indicatore che esprime quanto si attende mediamente di vivere un bambino nato in un determinato anno e in una specifica popolazione sotto l’ipotesi che nel corso della sua vita, ipoteticamente i successivi cento anni, sia soggetto a tutte le età agli stessi rischi di mortalità che si osservano in quell’anno in quella popolazione. In tal senso, ed in termini comparativi, è indicatore del grado di sviluppo di una società; in costante crescita nell’ultimo secolo ancora oggi evidenzia ampi gap a seconda del livello di sviluppo dei Paesi e, all’interno dei paesi, tra gruppi di popolazione con condizioni socioeconomiche diverse.
L’Italia, e tra le sue regioni l’Emilia-Romagna, è uno dei territori con la più elevata speranza di vita alla nascita. Dopo la battuta d’arresto del 2020, imputabile essenzialmente all’eccesso di mortalità causato dalla pandemia da Covid-19, nel 2021 ha ripreso la sua crescita evidenziando un recupero che ha portato la stima per il 2024 a 85,9 anni per le donne e 82,3 anni per gli uomini, valori superiori al periodo pre-covid.
Già dai primi del Novecento la speranza di vita alla nascita della popolazione femminile è maggiore di quella maschile con una differenza che da pochi mesi dei primi del Novecento ha toccato i 7 anni nel 1992 per poi iniziare a ridursi fino ai meno di 4 anni attuali.
La situazione si inverte se si considera non l’aspettativa di vita in sé ma la speranza di vita in buona salute; si tratta di un indicatore calcolato sulla base dello stato di salute percepito che gli studi hanno dimostrato però essere fortemente correlato con lo stato di salute oggettivo. Per questo indicatore la stima al 2024 è di 57,1 anni per le donne residenti in regione e di 61,1 anni per gli uomini; di conseguenza, mentre un uomo si attende di vivere circa il 74% della vita in buona salute, per le donne tale quota scende a circa il 66,5%. Pur considerando le oscillazioni dovute alla natura campionaria delle stime, l’indicatore relativo alla speranza di vita in buona salute mostra un tendenziale miglioramento nel tempo.
Indicatori sull’aspettativa di vita per genere. Emilia-Romagna - Anno 2024
Donne | Uomini | Donne e uomini | |
|---|---|---|---|
Speranza di vita alla nascita (anni) | 85,9 | 82,3 | 84,0 |
Speranza di vita in buona salute alla nascita (anni) | 57,1 | 61,1 | 59,0 |
Quota di vita attesa in buona salute sull’aspettativa di vita complessiva | 66,5 | 74,2 | 70,2 |
Fonte: elaborazioni su dati Istat (BES 2025)
Per vivere una vita sana, è internazionalmente riconosciuta l’importanza di adottare corretti stili di vita e gli indicatori di seguito analizzati indicano che mediamente le donne hanno una maggiore attenzione al proprio stile di vita adottando, ad esempio, comportamenti alimentari più salutari.
Nel 2024 nella popolazione femminile di 3 anni e più la percentuale di coloro che consumano quotidianamente almeno 4 porzioni di frutta e/o verdura è stimata in regione nel 21,2% a fronte del 16,4% della corrispondente popolazione maschile. Probabilmente anche in virtù di un’alimentazione più adeguata a proteggere la propria salute, nella popolazione femminile maggiorenne (18 anni in su) si osserva una quota di persone in sovrappeso o obese del 38,3% cioè 17 punti percentuali in meno della controparte maschile (55,6%).
Indicatori sugli stili di vita per genere. Emilia-Romagna - Anno 2024 (tassi standardizzati)
Donne | Uomini | Donne e uomini | |
|---|---|---|---|
Adeguata alimentazione (3 anni e più) | 21,2 | 16,4 | 18,9 |
Eccesso di peso (18 anni e più) | 38,3 | 55,6 | 46,8 |
Fumo (14 anni e più) | 17,1 | 21,1 | 19,1 |
Alcol (14 anni e più) * | 12,1 | 24,7 | 16,2 |
Sedentarietà (14 anni e più) * | 29,2 | 23,1 | 26,2 |
Fonte: Istat (BES 2025). * valore riferito al 2023.
Le donne mostrano comportamenti più salutari anche in relazione al consumo di alcol e all’abitudine al fumo. Tenendo conto delle raccomandazioni pubblicate dal Ministero della Salute acquisite dai “Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti” (LARN 2014) e in accordo con l'Istituto Superiore di Sanità, si individuano come “consumatori a rischio” tutti quegli individui che praticano almeno un comportamento a rischio, eccedendo nel consumo quotidiano di alcol (secondo soglie specifiche per sesso e età) o concentrando in un’unica occasione di consumo l’assunzione di 6 o oltre unità alcoliche di una qualsiasi bevanda (binge drinking); le donne di 14 anni o più che presentano almeno un comportamento a rischio nel consumo di alcool è stimata nel 12,1%, decisamente inferiore alla stima di quasi il 25% riferita alla popolazione maschile di pari età. Allo stesso tempo, le donne fanno rilevare una minore abitudine al fumo: dichiara di fumare il 17,1% delle donne di 14 anni e più contro il 24,7% degli uomini di pari età.
Un indicatore relativo agli stili di vita sul quale le donne mostrano una performance leggermente peggiore degli uomini è l’indicatore relativo alla sedentarietà; prendendo a riferimento la popolazione di 14 anni e più, il 29,2% delle donne dichiara di non praticare attività sportiva né continuamente né saltuariamente e di non svolgere alcun tipo di attività fisica nel tempo libero (come passeggiate di almeno 2 km, nuotare, andare in bicicletta, ecc.) contro il 23,1% degli uomini.
Il mantenimento di un buono stato di salute dipende anche dall’adesione a programmi di prevenzione quali gli screening gratuiti offerti dalla Regione per la prevenzione dei tumori rivolti alle persone che si trovano nelle fasce di età in cui è più alto il rischio di ammalarsi consentendo una diagnosi precoce e, grazie a questa, di intervenire tempestivamente con le cure necessarie.
I programmi di screening attualmente attivi in Regione rivolti alla popolazione femminile riguardano i tumori al seno, mediante mammografia annuale nelle donne fra i 45 ed i 49 anni e con mammografia biennale fra i 50 e i 74 anni, e i tumori del collo dell’utero, con Pap test triennale nelle donne fra i 25 ed i 29 anni nate prima del 1998 e alle nate dal 1998 in poi se non vaccinate con almeno due dosi di vaccino HPV entro i 15 anni e con test HPV quinquennale fra i 30 e i 64 anni.
Va ricordato che se una donna ha già effettuato tale esame di sua spontanea volontà nei 12 mesi precedenti l’invito può decidere di non aderire; l’indagine di sorveglianza Passi stima che in Emilia-Romagna nel biennio 2023/2024 circa il 9% delle donne si trova in questa condizione al momento dell’invito. Complessivamente, considerando l’adesione al programma o l’effettuazione in autonomia della mammografia, il sistema di sorveglianza Passi stima una copertura dello screening mammografico di circa l’88%, tra i più elevati a livello regionale.
Una copertura leggermente più bassa, circa 84%, viene stimata per lo screening del tumore al collo dell’utero.
