Analisi - Lavorare e fare impresa
Torna a Analisi di Contesto del Bilancio di Genere | Vai a Bilancio di genere completo sul Portale Pari Opportunità
Sei in Analisi, Lavorare e fare impresa | Vai a Dati, Lavorare e fare impresa | Vai a Dati, tutte le dimensioni | Vai a Analisi, tutte le dimensioni | Vai a Metadati
La capacità di lavorare e fare impresa è misurabile non solo attraverso gli indicatori di accesso al mercato del lavoro e di progressione di carriera ma anche attraverso indicatori atti a misurare la qualità del lavoro svolto. Tale capacità risulta avere interazioni importanti con le altre dimensioni di ben-essere; ad esempio, la creazione di reddito da lavoro fornisce mezzi e risorse utili allo sviluppo di altre capacità quali l’accesso alla conoscenza e alla cultura o la capacità di vivere una vita sana.
Un primo indicatore legato allo sviluppo di questa capacità è l’accesso al mercato del lavoro misurabile con il tasso di attività che rapporta le forze lavoro cioè le persone attive all’interno del mercato del lavoro perché occupate o perché attivamente alla ricerca di occupazione, alla popolazione complessiva di pari età e genere.
Il tasso di attività femminile nella fascia 15-64 anni nel 2024 in regione è pari a 66,9%, 13,3 punti percentuali in meno rispetto al valore di 80,2% stimato per gli uomini nella stessa fascia di età. Rispetto alla media nazionale si osserva una maggiore partecipazione al mercato del lavoro sia per le donne sia per gli uomini ma lo scarto è più accentuato per le donne attestandosi a circa nove punti percentuali contro i meno di cinque punti riscontrati per gli uomini.
Nel 2024 nella fascia di età 15-64 anni la presenza di occupati in regione è stimata in circa un milione e 962mila, di cui 878 mila donne (44,7% del totale) e un milione e 85 mila uomini. Rispetto all’anno precedente si rileva una sostanziale stabilità del numero di occupati, quando erano un milione e 961mila; tale stabilità è dovuta ad un aumento del numero di occupati maschi, da un milione e 71mila nel 2023 a un milione e 85mila nel 2024 (+1,3%), a fronte di una riduzione delle donne occupate da 890mila nel 2023 a 878 mila nel 2024 (-1,4%).
Alla sostanziale stabilità del numero di occupati si accompagna una riduzione del numero di disoccupati e un aumento degli inattivi.
Il tasso di occupazione, rapporto tra gli occupati e le forze di lavoro, nella fascia 20-64 anni nel 2024 risulta pari a 68% per le donne e a 83,3% per gli uomini con gap quindi di oltre 15 punti percentuali a sfavore delle donne. Rispetto al 2023, la combinazione di diminuzione del tasso di occupazione per le donne e lieve aumento per gli uomini ha comportato l’ampliamento del gap occupazionale donne-uomini.
Ciononostante, il tasso di occupazione femminile nella classe 20-64 anni in Emilia-Romagna si mantiene superiore di circa 11 punti percentuali alla media nazionale (56,5%) dove si riscontra anche un maggiore gap donne-uomini (-20,3 punti percentuali).
Considerando la distribuzione del tasso di occupazione regionale per classi di età, il valore più elevato per le donne si riscontra nella fascia 45-54 anni (80,3%) e il gap con il corrispondente valore per gli uomini si riduce a circa 13 punti percentuali. Il gap più elevato, quasi 18 punti percentuali si trova nella fascia di età 35-44 anni dove il tasso di occupazione femminile si attesta al 75% a fronte di quasi il 93% della popolazione maschile.

L’importanza dell’investimento in istruzione come attivatore di capacità anche rispetto al mercato del lavoro è testimoniato dalle stime del tasso di occupazione per livello di istruzione che mostrano chiaramente due effetti; da un lato l’aumento del tasso di occupazione all’aumentare del livello di istruzione e dall’altro la riduzione del gap di genere.
Nel 2024 il tasso di occupazione per le donne con un titolo di studio terziario (laurea o post-laurea) nella fascia 20-64 anni è stimato in 82,2% cioè circa 32 punti percentuali in più rispetto alle donne con un titolo di studio basso (al massimo la licenza media inferiore) e quasi 14 punti in più rispetto alle diplomate. Per gli uomini pur mantenendosi tale relazione si rilevano differenze inferiori con poco meno 11 punti tra titoli di studi terziari e bassi (89,9% vs 79,2%) e circa 7 punti tra laureati e diplomati (89,9% vs 83,1%).
A fronte di un gap complessivo di circa 15 punti percentuali a sfavore delle donne, tra i laureati la differenza si riduce a poco meno di 8 punti percentuali. Pur confermandosi la relazione positiva tra aumento del livello di istruzione e riduzione del gap occupazionale a sfavore delle donne, nel corso del 2024 si è assistito ad un peggioramento di tale gap. Nel triennio 2021-2023 il gap occupazionale tra donne e uomini con elevato livello di istruzione si è mantenuto sempre inferiore ai 5 punti percentuali ma la diminuzione del tasso di occupazione femminile, che ha interessato anche le donne con un titolo di studio terziario ha portato ad un aumento della distanza con il tasso di occupazione degli uomini di pari livello di istruzione.

A fronte della conferma del livello di istruzione come uno dei traini per ridurre le differenze occupazionali tra donne e uomini si osserva, anche tra le laureate, una concentrazione dell’occupazione in settori che richiamano ai ruoli tradizionali della donna nella società. Tale evidenza è direttamente legata alle scelte formative che, come documenta l’analisi dedicata alla dimensione ‘Accedere alla conoscenza e alla cultura’, vedono ancora le studentesse altamente concentrate nei percorsi di studi umanistici, dell’educazione e formazione e dell’assistenza socio-sanitaria sebbene lentamente sia in aumento la presenza femminile anche nei percorsi di studi in materie scientifiche, ci vorranno ancora diversi anni prima di vederne i riflessi in termini di distribuzione del settore di attività economico di lavoro. Inoltre, le donne più degli uomini rischiano di trovarsi ad essere lavoratori sovraistruiti cioè ad avere un livello di istruzione superiore a quello più richiesto dal mercato per svolgere quella attività; la percentuale di occupati sovraistruiti nel 2023 è pari al 27,4% tra le occupate e al 24,8% tra gli occupati e tali valori tendono ad aumentare proprio tra gli occupati con livello di istruzione terziaria.
Nel 2024 le donne rappresentano il 44,8% degli occupati in regione nella fascia 20-64 anni ma la quota supera il 76% nel settore ‘ Istruzione, sanità ed altri servizi sociali’ e sfiora il 73% nel settore ‘ Altri servizi collettivi e personali’; la presenza femminile tra gli occupati supera il 50% nel settore ‘Alberghi e ristoranti’ (56,1%) e nel settore ‘Attività immobiliari, servizi alle imprese e altre attività professionali e imprenditoriali’ (55,3%) dove la prevalenza femminile si è affermata nel corso degli ultimi cinque anni. Appena sotto il 50%, ma superiore al livello complessivo del 44,8%, la quota di donne tra gli occupati nel settore del commercio (49%) mentre continua ad essere molto al di sotto della media la presenza nei settori tipicamente occupati dagli uomini quali ‘Costruzioni’ (12,4% donne), ‘Trasporto e magazzinaggio’ (27,6%), ‘Agricoltura, silvicoltura e pesca’ (27%) e ‘Industria in senso stretto’ (28,3%).
Indicatori del mercato del lavoro in Emilia-Romagna per genere[1]. Anno 2024
Donne | Uomini | Donne e uomini | |
|---|---|---|---|
Tasso di attività (15-64 anni) | 66,9 | 80,2 | 73,6 |
Tasso di occupazione (20-64 anni) | 68,0 | 83,3 | 75,6 |
Tasso di occupazione laureati (20-64 anni) | 82,2 | 89,9 | 85,4 |
Occupati sovraistruiti (15 anni e oltre) * | 29,9 | 26,2 | 27,9 |
Part time involontario (20-64 anni) | 11,0 | 2,8 | 6,5 |
Occupati dipendenti a tempo determinato (20-64 anni) | 16,0 | 13,1 | 14,5 |
Tasso di disoccupazione (20-64 anni) | 5,3 | 3,3 | 4,2 |
Tasso di disoccupazione di lunga durata (20-64 anni) | 2,1 | 0,9 | 1,5 |
Tasso di mancata partecipazione al lavoro (15-74 anni) | 9,2 | 5,7 | 7,3 |
Fonte: Istat (Bes 2025); elaborazioni Regione Emilia-Romagna su dati Istat (indagine sulle forze di lavoro 2024). * dato riferito al 2023
- Tasso di attività (15-64 anni): Percentuale di persone di 15-64 anni attive all’interno del mercato del lavoro (occupate o in cerca di occupazione) sulla popolazione di 15-64 anni
- Tasso di occupazione (20-64 anni): Percentuale di occupati di 20-64 anni sulla popolazione di 20-64 anni
- Tasso di occupazione laureati (20-64 anni): Percentuale di laureati occupati di 20-64 anni sul totale laureati di 20-64 anni
- Occupati sovraistruiti (15 anni e oltre): Percentuale di occupati con più di 15 anni che possiedono un titolo di studio superiore a quello maggiormente posseduto per svolgere quella professione sul totale degli occupati con più di 15 anni
- Part-time involontario: Percentuale di occupati che dichiarano di svolgere un lavoro a tempo parziale perché non ne hanno trovato uno a tempo pieno sul totale degli occupati
L’analisi di alcuni indicatori relativi alla qualità dell’occupazione evidenzia ulteriori differenze di genere a sfavore delle donne in termini di posizione professionale e tempo di lavoro, due elementi che hanno ripercussioni sulle possibilità di carriera e sullo stipendio nonché, al termine della vita lavorativa, sul livello della pensione.
Tra i lavoratori alle dipendenze, è di sesso femminile circa il 60% degli impieganti e il 34% dei dirigenti mentre tra i lavoratori autonomi la presenza femminile si attesta a circa il 29% tra imprenditori e lavoratori in proprio e sale al 43% tra i liberi professionisti.
Tra gli occupati nella fascia 20-64 anni, mediamente il 15,8% svolge l’attività a tempo parziale con una forbice di genere molto elevata: il part-time riguarda il 28,4% delle lavoratrici e solo il 5,5% dei lavoratori. Su 100 occupati part-time si contano mediamente 81 donne e 19 uomini.
Tra le occupate risulta più diffuso il part-time involontario: la percentuale di occupati che dichiarano di svolgere un lavoro a tempo parziale perché non ne hanno trovato uno a tempo pieno è dell’11% tra le occupate 20-64 anni e del 2,8% tra gli uomini occupati di pari età.
Il diverso profilo di donne e uomini nel mercato del lavoro in termini di settore di attività, posizione nella professione e tempo di lavoro si riflette inevitabilmente sulla retribuzione.
I dati delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti[1] nel settore privato (esclusi operai agricoli e lavoratori domestici) monitorati attraverso l’Osservatorio sul lavoro dipendente dell’INPS indicano che nel 2024 la retribuzione media annua dei dipendenti del settore privato in Emilia-Romagna è stata di 26.377 euro per una media di 251 giornate lavorative. La distinzione per genere evidenzia che le donne rappresentano il 44,2% dei dipendenti del settore privato con una retribuzione media annua pari a 21.060,2 euro cioè circa 9.500 euro in meno rispetto ai dipendenti uomini (30.584,9 euro).
Le dipendenti hanno lavorato mediamente 244 giorni con una retribuzione media giornaliera pari a 86,5 euro mentre per i dipendenti uomini le giornate sono state mediamente 257 con una retribuzione media giornaliera di 119 euro. Le differenze retributive tra donne e uomini sono correlate sia ad una maggiore presenza di giornate lavorate a tempo parziale per le donne (42,6% vs 12,4% per gli uomini) sia ad una maggiore presenza delle occupate nei settori nei quali la retribuzione media giornaliera è più bassa.
Differenze in questo senso si riscontrano anche tra i lavoratori pubblici per i quali la retribuzione media annua, misurata tramite l’imponibile previdenziale, si attestata complessivamente nel 2024 in Emilia-Romagna a 33.874,7 euro con una differenza a sfavore delle donne di più di 9 mila euro (-9.170,1): per le donne l’imponibile medio annuo si è attestato a 30.830 euro mentre per gli uomini è stato pari a 40.000 euro. Considerando anche i gruppi contrattuali si evince che il comparto “Scuola”, dove nel 2024 le donne rappresentano il 78,8% dei dipendenti e l’imponibile medio è tra i più bassi (23.697,2 annui), è l’unico dove il gap retributivo di genere è, seppur di poco, a favore delle donne (+906,3 euro) mentre nel gruppo contrattuale “Università ed enti di ricerca”, dove l’imponibile medio è tra i più elevati (51.926,7) si riscontra il gap più elevato a sfavore delle donne (-13.070,8); tale risultato è probabilmente correlato alla minor presenza di donne nelle posizioni con retribuzione più elevata quali i professori ordinari e associati poiché i dati considerati si riferiscono all’imponibile complessivo proveniente dagli occupati con un contratto di lavoro rientrante nel gruppo contrattuale e non tengono conto della diversa distribuzione di donne e uomini negli inquadramenti.
A fronte di un minor livello di partecipazione al mercato del lavoro e di occupazione, le donne mostrano un maggior livello di disoccupazione cioè cercano attivamente lavoro ma lo trovano in misura inferiore agli uomini e la differenza persiste anche nell’0attuale contesto di riduzione complessiva del livello di disoccupazione. Complessivamente in regione nel 2024 nella popolazione di 20-64 anni si stima la presenza di circa 90 mila persone in cerca di occupazione di cui circa 51 mila donne pari al 56% del totale disoccupati. Il tasso di disoccupazione per la popolazione di 20-64 anni si attesta al 4,2% e tra le donne è di 2 punti percentuali superiore a quello degli uomini (5,3% vs 3,3%).
Il gap donne-uomini, sempre nella classe 20-64 anni, si riduce guardando al tasso di disoccupazione di lunga durata cioè la quota di persone che cercano un lavoro da più di 12 mesi senza averlo trovato mentre si amplia se si considera il tasso di mancata partecipazione al lavoro che oltre ai disoccupati, persone che non hanno un lavoro ma lo cercano attivamente, considera anche gli inattivi ‘disponibili’ cioè persone che non cercano attivamente un lavoro ma si dichiarano disponibili a lavorare qualora si presentasse l’opportunità.
Infine, si analizza il mondo delle imprese al femminile sulla base dei dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio dell’Emilia-Romagna.
A fine 2024 le imprese femminili[2] attive sono 83.092 pari al 21,4% del totale delle imprese regionali (388.601). L’analisi per settore di attività dell’impresa rispecchia a grandi linee l’analisi per settore di attività degli occupati; la quota più elevata di imprese femminili si riscontra nel settore ‘Altre attività dei servizi’ ed è pari al 57,3% e, all’interno di tale macrosettore, spicca la presenza di imprese femminili nell’ambito delle attività di servizi alle persone (66,4%). Superiore al valore medio regionale del 21,4% anche la presenza nel settore ‘Sanità e assistenza sociale’ (39%), dove risultano particolarmente concentrate nell’ambito dei servizi di assistenza sociale residenziale e non residenziale, nel settore dei servizi di ‘alloggio e ristorazione’ (31,5%) e nel settore del ‘Commercio’ (24,5%) in particolare del commercio al dettaglio (circa 37%).
A fine 2024 le imprese femminili regionali risultavano costituite per la gran parte da ditte individuali (64,5 %), quindi da società di capitale, 21,3%, una quota che tende ad aumentare velocemente, poi da società di persone, pari al 12,6 per cento del totale, con un peso che tende a diminuire, e infine da cooperative e consorzi, che sono pari solo all’1,6% delle imprese in rosa. Le ditte individuali rappresentano l’unico ambito dove la quota di imprese femminili (25,7%) supera il livello complessivo (21,4%).
[1] Sono considerati i lavoratori dipendenti che hanno avuto almeno una giornata retribuita nell’anno.
[2] Si considerano Imprese femminili le imprese la cui partecipazione del controllo e della proprietà è detenuta in prevalenza da donne. Il grado di partecipazione femminile è desunto dalla natura giuridica dell'impresa, dall'eventuale quota di capitale sociale detenuta da ciascun socio e dalla percentuale di donne presenti tra gli amministratori o titolari o soci dell'impresa. In generale si considerano femminili le imprese la cui partecipazione di donne risulta complessivamente superiore al 50%. Per approfondimenti https://www.bo.camcom.gov.it/sites/default/files/statistica-e-studi/imp-femminili/Definizione_ImpreseFemminili.pdf
